L’influencer marketing si conferma anno dopo anno uno strumento strategico per brand e aziende, attività ricca di opportunità quindi da cogliere. Secondo il report 2020 dell’ONIM (l’Osservatorio Nazionale Influencer Marketing) il 62,4% degli oltre 600 marketer italiani intervistati, ha dichiarato di aver attivato tra 1 e 3 progetti e il 47,42% aumenterà il budget dedicato.

Dati figli della capacità degli influencer marketing di generare risultati e dell’alto grado di soddisfazione riscontrato: il 79,99% degli intervistati si dichiara da soddisfatto ad ampiamente soddisfatto, con un incremento anno su anno del 12,77%.

Possiamo dirlo: l’influencer marketing è molto più di una semplice buzzword.

Influencer marketing, gli elementi chiave

 

Influencer marketing significa creare attività di comunicazione in cui vengono coinvolti utenti (gli influencer) che, grazie a posizionamento e capacità riconosciute, sono riusciti a diventare punto di riferimento credibile per un network di utenti, piccolo o grande che sia.

Una forma di marketing che si fonda sull’identificazione di queste particolari figure in grado di esercitare influenza su potenziali acquirenti, generando in sinergia progetti utili agli obiettivi aziendali.

Focalizzandosi e “utilizzando” l’autorevolezza e la reputazione degli influencer le aziende riescono non solo a ottenere visibilità per i propri prodotti/servizi, ma, ancor più importante, a generare conversazioni e dar vita a relazioni più vere e durevoli. L’influencer funge da medium, diventando quel connettore, grazie ai suoi contenuti, capace di far dialogare brand e utenti, diminuendo l’enorme distanza che spesso, troppo spesso, esiste.

Come dice Brian Solis “Allineandosi agli influencer, i marchi ricevono una forma di validazione peer-to-peer e riuscire là dove il marketing tradizionale spesso fallisce”.
I brand, semplificando, grazie agli influencer godono di una riprova sociale da spendere sul mercato, svestendo i messaggi da parte delle sovrastrutture commerciali troppo spesso presenti. Deriva proprio da qui il maggior impatto dell’influencer marketing sugli utenti.

Uno strumento, l’IM, che è ben distante dal semplice advertising, godendo di tutti i vantaggi a livello di credibilità degli earned media, contenuti nati per essere utili e non solo per produrre vendite. Un vantaggio enorme nell’odierna “Lotta” per l’attenzione a cui i brand devono sottostare.

I vantaggi dell’influencer marketing (anche per il settore food)

L’influencer marketing è in grado di generare risultati proprio perché le persone si fidano maggiormente del lato umano dei creator. Alcuni influencer sono apprezzati per i loro post, altri per lo stile, alcuni per la capacità di mettersi in relazione con la loro fanbase. Qualità dal forte impatto sugli utenti e che portano con sé vantaggi rilevanti anche per i brand.

  • Accrescere la propria audience: gli influencer possono raggiungere pubblici molto ampi e metterli quindi a disposizione delle aziende durante le campagne. Un awareness ben più ricca di quella dell’advertising, maggiormente qualitativa perché mediata dalla reputazione e dalla credibilità dell’influencer
  • Migliorare l’engagement: le qualità che gli utenti riconoscono agli influencer sono in grado di generare maggior coinvolgimento, attivando reazioni e commenti
  • Incrementare e migliorare la brand reputation: quando un brand lavora in sinergia con un influencer, può sfruttare ai fini aziendali la sua posizione e autorevolezza, producendo influssi positivi anche sulla brand reputation>
  • Umanizzare il brand: con l’influencer si mette al centro una persona “reale”, dando così alla comunicazione una connotazione più spontanea e orientata a produrre relazioni
  • Aumentare il traffico sui canali del brand: l’awareness e la viralità prodotte dagli influencer diventa un driver utile anche per i canali del brand, generando un incremento di visite
  • Aumentare le vendite: facendo leva su, spontaneità, fiducia e autorevolezza, gli influencer sono in grado di spingere gli utenti all’azione, favorendo di conseguenza anche le vendite. Secondo un recente studio di Ogilvy, il 74% dei consumatori valutano il passaparola e le informazioni sul web prima di effettuare un acquisto

L’influencer marketing nella ristorazione

Il food è uno dei settori che sin dagli albori ha saputo sfruttare al meglio i tanti blogger/opinion leader che raccontavano online la loro passione per cibo e cucina. Non stupisce quindi l’altissimo numero di progetti a cui tutti i mesi assistiamo. Campagne che sono addirittura aumentate durante il lockdown, spinte soprattutto dal maggior interesse degli utenti e dalla loro necessità di cimentarsi, giocoforza, con la cucina.
Il Food & Beverage secondo il report ONIM è infatti il settore con il maggior numero di attivazioni da parte dei brand (19,4%)

Un interesse, quello per il cibo, che lo rende strategico anche e soprattutto per il mondo della ristorazione, sempre alla ricerca di validi strumenti per raccontarsi e portare online le strutture. 

Contenuti più “reali” e quindi credibili, con il plus di essere realizzati da figure super partes e considerati dagli utenti come veri riferimenti. Nascono così vere e proprie “riprove sociali” che influiscono positivamente sia su l’awareness del locale che soprattutto sulla sua reputazione, generando un substrato informativo positivo che può influenzare gli utenti nelle fasi di scelta del prossimo luogo dove andare a pranzo/cena. 

Plus che nessuna forma di advertising può offrire. 
Il food è uno dei settori che sin dagli albori ha saputo sfruttare al meglio i tanti blogger/opinion leader che raccontavano online la loro passione per cibo e cucina. Non stupisce quindi l’altissimo numero di progetti a cui tutti i mesi assistiamo. Campagne che sono addirittura aumentate durante il lockdown, spinte soprattutto dal maggior interesse degli utenti e dalla loro necessità di cimentarsi, giocoforza, con la cucina.
Il Food & Beverage secondo il report ONIM è infatti il settore con il maggior numero di attivazioni da parte dei brand (19,4%).

Un interesse, quello per il cibo, che lo rende strategico anche e soprattutto per il mondo della ristorazione, sempre alla ricerca di validi strumenti per raccontarsi e portare online le strutture.

Contenuti più “reali” e quindi credibili, con il plus di essere realizzati da figure super partes e considerati dagli utenti come veri riferimenti. Nascono così vere e proprie “riprove sociali” che influiscono positivamente sia su l’awareness del locale che soprattutto sulla sua reputazione, generando un substrato informativo positivo che può influenzare gli utenti nelle fasi di scelta del prossimo luogo dove andare a pranzo/cena.

Plus che nessuna forma di advertising può offrire.

Nessun banner può raccontare l’experience

Ma la vera e più importante differenza con l’adv sta nello storytelling creato e nella possibilità, grazie agli influencer, di andare oltre. L’influencer diventa infatti uno strumento unico per portare online e trasmettere, in modo credibile, uno degli elementi più importanti quando parliamo di food e ristorazione: l’esperienza vissuta. Sta proprio nell’experience e nel suo trasmetterla agli utenti grazie a contenuti di qualità, uno dei maggiori vantaggi portati dagli influencer.

Un racconto umano, personale e quindi più affine agli utenti che in quel racconto possono immedesimarsi e trovare risposte “concrete”, ma sempre emozionali, ai loro dubbi o interessi.

Un lato umano che diviene leva per generare fiducia e relazione e che nessun contenuto aziendale può riuscire a trasmettere con il medesimo impatto.

Puntare sull’experience diventa quindi uno degli elementi essenziali per sfruttare al meglio gli influencer e le loro potenzialità comunicative.

Blogtour, cene dedicate, anteprime esclusive sono solo alcune delle attività da poter realizzare, stando sempre attenti di offrire un’esperienza reale e non un prodotto da comunicare.

 

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Selezionare il giusto influencer

La persona giusta al posto giusto nell’influencer marketing è un diktat fondamentale perché proprio la persona scelta sancirà il successo o meno della nostra campagna. La selezione dell’influencer diventa quindi una fase cruciale, fase in cui è necessario prestare molta attenzione.

Il consiglio è di affidarsi a strumenti dedicati, tool nati appositamente per rispondere alle esigenze dell’influencer marketing. Tra i più noti troviamo Klear, Buzzoole, Inflead.

Tali strumenti hanno il merito non solo di permetterci ricerche per settore e canale, ma soprattutto di analizzare ogni profilo così da comprendere elementi chiave come l’età dei follower, il loro sesso, la loro localizzazione, gli interessi. Insight fondamentali per comprendere l’affinità tra influencer e brand, ma soprattutto, tra influencer e target.

Inutile coinvolgere un influencer, seppur con un grande seguito, se la maggior parte dei suoi follower sono under 18 se il mio ristorante lavora molto di più su famiglie e over 30 ad esempio. In poche parole farsi guidare dai follower rischia solo di portarci fuori strada.

Se non possiamo utilizzare strumenti dedicati il consiglio è sfruttare i motori di ricerca interni dei social, lavorando attraverso keyword e hashtag collegati alla nostra realtà. Anche guardare le immagini in cui sono stati taggati possibili competitor può aiutarci a trovare figure interessanti.

Una volta individuati gli influencer che vorremmo attivare, il consiglio è quello di contattarli e, oltre che disponibilità e costi (sì, gli influencer vanno nella maggior parte dei casi remunerati), chiedergli gli screen degli insight di Instagram così da capire, dati alla mano, se la nostra scelta è corretta.

 

Partiamo da chi già ci ama

Non bisogna mai dimenticare che spesso abbiamo già “in casa” possibili influencer da coinvolgere, basta solo dargli modo di essere valorizzate. I clienti, quelli molto attivi sui social, rappresentano spesso un’opportunità unica. Spontanei, realmente coinvolti, affini totalmente al nostro target di riferimento, questi utenti possono diventare uno strumento di grande impatto per raccontare la nostra struttura. Come? Attraverso i contenuti che realizzano durante i loro momenti passati da noi (User Generated Content). Basta solo metterli in condizione di farlo al meglio. Ad esempio creando un hashtag personalizzato e segnalandolo in modo chiaro, ricordando agli avventori l’account Instagram del locale, favorendo il loro lasciarci delle recensioni positive.

Lo so, non è sempre facile, ma ecco alcuni consigli:

  • Crea un filtro Instagram: Instagram permette di creare degli effetti brandizzati da utilizzare per arricchire le proprie Stories, funzionalità estremamente apprezzati dagli utenti. Crearne uno per il proprio ristorante sarà sì un bell’investimento, ma in grado di spingere gli utenti a creare molti contenuti su di noi.
    Se non possiamo realizzare un filtro una buona alternativa è quella di creare un angolo “dedicato” agli scatti, dove i clienti possano realizzare i loro selfie
  • Posizionare totem o tablet utili a far lasciare recensioni ai clienti: un modo per rendere tale operazione più semplice e immediata. Sfruttare l’effetto “a caldo” permetterà di avere recensioni più vere e positive
  • Condividere i migliori scatti dei clienti sui propri social: questo non solo ci permetterà di avere contenuti nuovi da utilizzare, ma ancor di più avrà il merito di far sentire importante il cliente, rafforzando il legame con la struttura
  • Realizzare concorsi e giveaway: un altro modo intelligente di spingere gli utenti a produrre contenuti e valorizzarli. I premi e la competizione sono sempre un utili in tal senso. Unica cosa non scordiamoci che in Italia esistono regolamentazioni precise in tal senso che devono essere rispettate per non rischiare multe importanti.

Il rispetto delle regole

Per chi non segue le regole sono previste multe pesanti. 
Grandi opportunità necessitano delle corrette regolamentazioni e l’influencer marketing non è affatto un’eccezione. Il rischio, per molti anni, è stato quello di avere una mole di contenuti pro brand che, seppur all’apparenza spontanei, nascono da collaborazioni retribuite e che potevano influenzare in modo poco corretto gli utenti.

Un problema tanto serio da spingere l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che ha impostato una maggiore trasparenza riguardo le attività di influencer marketing. Ciò si traduce nella necessità da parte degli influencer di segnalare se il prodotto o l’attività raccontata nei loro contenuti siano oggetto di un accordo promozionale. In che modo? Aggiungendo una dichiarazione a riguardo o un hashtag come #ad, #adv o #sponsored. Non si parla esclusivamente di pagamento in denaro, la best practice vale anche per gli omaggi. Nel caso di un ristorante se la cena dell’influencer è offerta quest’ultimo dovrà inserire gli hashtag dedicati così da farlo subito capire ai suoi follower.

Per chi non segue le regole sono previste multe pesanti.

 

Conclusioni

L’influencer marketing offre grande opportunità, anche per il mondo della ristorazione. Elementi come credibilità e fiducia in questo settore diventano infatti ancora più rilevanti, permettendo alle diverse strutture di creare un racconto di sé quanto più reale e quindi utile nella fase di ricerca degli utenti. 

 

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