Navigando in rete questa mattina ci siamo imbattuti in un articolo davvero interessante che focalizza l’attenzione su una tendenza ormai consolidata in rete: quella di fruire con sempre maggior frequenza dei contentui attraverso applicazioni (apps). Una tendenza che, come si intuisce anche nello stesso articolo di Gianluigi Zarontello, coinvolge sempre di più anche tutti i brand e le aziende che hanno scelto di fare della rete un strumento di marketing. Nell’era del web 2.0 il semplice sito web istituizionale non è forse più sufficiente ad accrescere la propria brand awareness in rete visto che, come ha ormai teorizzato un pò provacatoriamente Chris Anderson, il modo di fruire la rete si sta sempre più orientando verso apps, strumenti ipertestuali e piattaforme di social networking.

Di seguito il testo dell’articolo “Il modo di fruire Internet si evolve…e i vostri contenuti?“, pubblicato il 3 novembre da Gianluigi Zarontello su Internetmanagerblog.com.

Poco tempo fa ho ripreso la provocazione di Chris Anderson che dichiarava morto il web e ho discusso delle implicazioni dei nuovi scenari, tra applicazioni e strumenti che superano il concetto di computer. Se dunque la tendenza è quella di mediare la fruizione del web tramite appsstrumenti ipertestualigrandi piattaforme come Facebook è necessario capire dove vale la pena di essere presenti e poi cercare di allearsi con chi ci può portare valore, enfatizzando ciò che è nostro ma al contempo non concorrendo nel mercato (scarso) della visibilità con chi ne ha più di noi. Bene, chi ha compreso questo scenario deve porsi un altro, semplice ma fondamentale domanda: l’informazione in azienda è realmente disponibile a tutti e facile da gestire? Me ne sono già occupato in passato, la gestione dei contenuti deve orientarsi sempre più ad una modalità che prescinda dagli strumenti: l’informazione in altri termini deve essere svincolata dalla tecnologia e deve essere sempre pronta per essere assemblata. In un mio vecchio post avevo già tratteggiato lo scenario che poi si evoluto con le apps e i nuovi device, eppure la riflessione per le aziende tuttora non è così banale come sembra, per motivi tecnologici ma soprattutto perché anche volendo aprirsi all’esterno i nostri contenuti dovranno poter essere sempre noti e accessibili a tutti coloro che ne hanno bisogno.Ancora una volta la tecnologia è matura, piuttosto semplice e a volte perfino gratuita ma deve essere scelta, a valle dell’analisi, con un approccio strategico e con una reale volontà di usarla in modo aperto e possibilmente dialogico. Insomma le macchine potrebbero essere già pronte, devono esserlo gli uomini, secondo voi lo sono?

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