Un post pubblicato sul blog ufficiale da Jack Menzel, direttore del Product Management di Google e la notizia ha fatto in pochi minuti il giro della rete. E’ questo ciò che è accaduto lo scorso venerdì quando la celebre società di Mountain View ha annunciato l’acquisizione di Metaweb, la società specializzata nella catalogazione delle pagine web in base al loro significato.
I dettagli finanziari dell’operazione non sono stati ancora resi noti, ma l’importanza che essa ha avuto è senza dubbio intuibile a prescindere dal suo peso economico.
Le tecnologie e le idee di Metaweb dovrebbero infatti aiutare Google ad affrontare la sfida della nuova frontiera della ricerca on-line legata al mondo del web semantico: “Nel tempo abbiamo tentato di migliorare la ricerca approfondendo la nostra conoscenza delle query e delle pagine web. Il web non è solo composto da parole. E’ informazione circa le cose del mondo reale e capire le relazioni tra le varie entità del mondo reale può essere utile per avere rilevanti informazioni in modo molto più rapido” , ha dichiarato Jack Menzel.
Nata nel 2005 a San Francisco con l’obiettivo ambizioso di costruire un internet più intelligente, Metaweb Technologies, ha sviluppato Freebase, un database gratuito e aperto contenente “topics”, o entità, identificate con ID diversi quando hanno lo stesso nome ma non lo stesso significato. Il databse Metaweb conta oltre 12 milioni di cose tra cui film, libri, spettacoli televisivi, celebrità, luoghi, aziende e altro ancora.
Al momento Google ha dichiarato di voler mantenere Freebase libero e aperto per il mondo, contribuendo al suo ampliamento. Oltre alla tecnologia, Google ha infatti acquisito anche il team di ingegneri coinvolti nello sviluppo della stessa.

E’ dunque plausibile pensare che presto, nella barra di ricerca di Google, gli utenti potranno formulare vere e proprie domande alle quali il motore sarà in grado di rispondere non solo tramite ricorrenze e popolarità delle query ma anche per ciò che riguarda il vero significato delle parole utilizzate.
L’obiettivo principale, come spiega Google, è riassunto nel seguente esempio: oggi un motore di ricerca offre una risposta esauriente a ricerche come “Barack Obama compleanno” e “eventi in San Jose”, ma non è in grado di far fronte alle “domande difficili” di chi vuole sapere, ad esempio, quali sono “i college sulla costa occidentale con rette inferiori ai 30.000 dollari”, oppure gli “attori sopra i 40 anni che hanno vinto almeno un Oscar”.
Inserendosi nei meccanismi del web semantico Google consentirà così ai propri utenti di poter accedere a risultati di ricerca sempre più precisi. Ciò sarà possibile grazie all’utilizzo dei metadati, elementi che permettono agli algoritmi di comprendere anche richieste più complesse. Il motore di ricerca sarà in grado di dare risultati coerenti e più approfonditi, analizzando non tanto e non solo la presenza della parola chiave, quanto il suo significato semantico.

Che la mossa di Google sia la risposta a Bing è ormai senza dubbio. Il  motore di ricerca di Microsoft nato nel giugno del 2009, in sostituzione dei precedenti MSN e Live Search, sembra già aver virato verso il web semantico, implementando algoritmi in grado di interpretare il reale significato di quel che digitiamo ed in grado di fornire risposte calcolate in base alla struttura della frase inserita.

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